Ogni essere umano ha – ovviamente in misura e forma diverse – le sue tare ereditarie, le sue fisime, le sue manie, le sue attività mentali e operative. La diversità è nella natura ed è, al tirar delle somme, preferibile a una omogeneità di pensiero. Alcune di tali caratterizzazioni eccedono i limiti entro i quali la maggior parte di essi convivono, per cui passano in primo piano, si pongono all’attenzione e al giudizio benevolo o contrario di coloro che quelle caratterizzazioni non hanno o hanno in misura meno rilevante.  È, per esempio, il caso dei superstiziosi, vittime di una credenza indiscutibilmente di natura irrazionale che incide sul modo di vivere di chi ne è particolarmente condizionato.  

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Chi sono i superstiziosi

Molti credono alla superstizione in maniera quasi inconsapevole. Per esempio, il solo fatto di portare con sé un oggetto portafortuna, di avere un colore o un numero fortunato, sono tutti elementi sufficienti per rientrare nella categoria dei superstiziosi. D’altra parte le statistiche ufficiali sono davvero impressionanti: a quanto pare circa il 60% degli italiani hanno dei comportamenti classificabili come irrazionali o legati alla superstizione.

Essa esercita uno straordinario potere sulle persone e può indurre a comportamenti assolutamente irrazionali. Per i superstiziosi è indispensabile seguire determinati rituali per sentirsi a proprio agio ed acquisire la fiducia richiesta, soprattutto in occasioni importanti, per affrontare per esempio una prova impegnativa dal punto di vista intellettivo o fisico.

Le diverse categorie di superstiziosi

Molte persone affette da tale fissazione, quella cioè di credere al malocchio, alla negatività e presunta pericolosità di “portatori di iella”, razionalmente puntano a non metterla in mostra, a tenersela per sé, addirittura a negarla di esserne succube quando istintivamente parole o gesti anti-iattura sfuggono al loro controllo. Per contro sono pochi coloro che ammettono la propria convinzione sui poteri occulti di consimili o di specifici animali e di far ricorso a contromisure ritenute più efficaci per evitare di esserne bersaglio.  E dalle proprie tasche tirano fuori di tutto: corni, gnomi, gobbi, oggetti metallici, amuleti vari. Costoro appartengono alla categoria “Non è vero, ma ci credo”, coniata e resa popolarissima dal compianto principe Antonio De Curtis, alias Totò.

Alle due categorie, la prima dei superstiziosi confessi e la seconda dei credenti…mascherati, appartengono persone di entrambi i sessi, di ogni età e ceto sociale. La superstizione non è figlia di questa o tal altra epoca. E’ sempre esistita solo che un più accentuato proselitismo si è avuto e si ha nei periodi e zone caratterizzati da diffuso analfabetismo.

L’editoria mondiale, e napoletana in particolare, si è sbizzarrita nell’affrontare e approfondire tale tematica con sorprendente interesse di lettori. Libri che parlano delle origini, delle usanze, di storie più o meno attendibili di eventi caratterizzati da superstizione, malocchio, scaramanzie e roba simile.

Alcuni simpatici aneddoti

Di aneddoti riguardanti tale mondo, quello dei superstiziosi, se ne conoscono tanti e alcuni davvero curiosi e umoristicamente gradevoli. Simpatica la storiella, invero poco nota e abbastanza recente, con protagonista l’anziano Angelo, operaio in una piccola azienda di manufatti, un sempliciotto dalla modesta cultura e seguace del motto “Non è vero, ma ci credo”.  Sul…set della scenetta anche il titolare della ditta, il giovane Carlo, tipo estroverso e amante degli scherzi. Al dipendente viene ordinato dal signor Carlo di telefonare a un cliente per dirgli che la merce è pronta per la consegna e gli viene indicato il numero da chiamare. Angelo alza la cornetta e digita le cifre fornitegli (non sono quelle del cliente) e chiede all’interlocutore: “Pronto, parlo con il signor Tizio?”“No – è la risposta dall’altra parte del filo – qui è il cimitero.” L’anziano operaio, come se morso da una vipera, schiaccia la cornetta nell’apposita sede e sbotta in uno stizzoso “alla larga!”, afferrando subito uno degli abituali amuleti portati in tasca.

Pochi suggerimenti

Per chi sul tema della superstizione facesse buon uso della ragione, come probabilmente fa in altri campi della elaborazione mentale, tale credenza non avrebbe spazio. Purtroppo, nella testa di molte persone trova spazio anche quel che ai più appare inconcepibile; niente e nessuno riescono a sradicarlo perché è parte rilevante del loro carattere e del loro modo di vivere.

Per coloro che stanno a metà strada tra il credere e il non credere, il riflettere un tantino di più sulla superstizione e sulle sue contromisure, forse aiuterebbe a convincersi che esse non hanno basi solide, ma frutto di casualità etichettate credenze, di dicerie, di connotazioni attribuite ad altri.  A tante incongruenze della vita non vi è rimedio. E se per talune vi è, non sempre viene applicato.


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